regia e drammaturgia Luca Archibugi con Pippo Di Marca e Veronica Zucchi
aiuto regia Gaia Panfili
Lo spettacolo descrive una seduta psichiatrica. La paziente si chiama Clara/Robert e ha la patologia di uno sdoppiamento della personalità: da un lato ella si crede Clara Schumann; dall’altro, suo marito, Robert Schumann. Clara/Robert vive come ingabbiata in un amore esclusivo, cristallizzato, infante, che però non è solo un’illusione, ma è anche una salvezza, un’illusione salvifica. Attraverso questa malattia, si vuole entrare nel mondo di Schumann e nel suo progressivo scivolamento nella follia. Ciò avvenne a causa di disturbi nervosi provocati forse dalla sifilide, dall’alcolismo o dallo stesso disturbo bipolare da cui era affetto. Il musicista ha un carattere ciclotimico, continuamente segnato da improvvisi sbalzi di umore, che oscillano tra euforia e malinconia. Nello spettacolo la follia genera anche umorismo, estrema risorsa di fuga. Robert si fascia l’anulare della mano destra per un lungo periodo, nell’intento di rinforzarlo, ma ottiene solo di semi paralizzarlo. Il quarto dito di Clara, grande pianista dell’epoca, diventa, dunque, il quarto dito di Robert Schumann.