IL MEDICO DEI PAZZI na mmischia francesca de mbroglie e fracasse
22 ottobre -15 novembre 2026
IL MEDICO DEI PAZZI na mmischia francesca de mbroglie e fracasse
produzione Galleria Toledo da Eduardo Scarpetta rielaborazione e regia Laura Angiulli
luci Cesare Accetta scena Rosario Squillace direzione tecnica Lucio Sabatino assistente alla regia Corinne Iannuzzi bestboy Saman Munasinha Mudiyanselage
con Agostino Chiummariello, Alessandra D’Elia, Paolo Aguzzi, Chiara Baffi, Caterina Pontrandolfo, Antonio Speranza, Antonio Torino, Andrea Palladino Antonio Marfella
nell’ambito del progetto (NA)B-Not a Brand con il sostegno del Ministero della Cultura FNSV- progetti speciali 2026
E se per caso i personaggi, sfuggiti alla penna dello scrittore prendessero in mano il gioco, non per trascinare sulla scena una tranche de vie di pirandelliana memoria, ma per portare alle massime conseguenze quel "ridicolo" che s’affaccia come che sia tra le pieghe dell’esistenza?
IL MEDICO DEI PAZZI, na mmischia francesca de mbroglie e fracasse
La traccia è offerta dal celebre testo scarpettiano, che già con grande divertimento ebbi modo di mettere in scena nel 1996; la compagnia era strepitosa, interpreti -innanzi tutto amici carissimi -di straordinaria prestanza, e oggi, a 30 anni di distanza, a quelli che il tempo ha portato via dedico questo nuovo lavoro.
C’è l’auspicio di uno spettacolo di tutta leggerezza che si avvalga tra l’altro, in libera
interpretazione dell’opera citata nel titolo, di quell'attraversamento di altri testi del repertorio napoletano portato avanti negli ultimi tempi; autori di talento, un’esposizione di materiali linguistici di brillantissima luminosità, eleganza, sapienza e genio.
Com’è evidente, nel caso dell’opera che Scarpetta suggerisce, in primo piano c’è quel Felice che da Pulcinella discende, se pure ingentilito, imborghesito dunque svuotato della sfrontatezza villana che la fame alimenta, e al suo seguito la piccola folla di figure, figurine, piuttosto maschere di una napoletanità che da sé stessa sconfina per porsi direttamente al servizio dell’umano, appunto quell’umano di cui si diceva, aperto al ridicolo proprio a sconfiggere asperità incertezze squilibri che in qualche modo fanno da intralcio sul filo della vita.