nell’ambito del progetto TRAGOEDIA produzione Compagnia Corrado d’Elia con Chiara Salvucci progetto, scene e regia Chiara Salvucci drammaturgia Corrado d’Elia, Chiara Salvucci, Cantiere Circe aiuto regia Angelo Donato Colombo tecnico luci Francesca Brancaccio tecnico audio Matteo Gobbi
Menzione speciale al festival internazionale di drammaturgia contemporanea
L'Artigogolo | Scrittori per il teatro
Vincitore ex aequo della XVII edizione del Concorso Europeo
per il Teatro e la Drammaturgia Tragos per la Sezione Teatro Donna
In un luogo lontano, sospeso tra mito e contemporaneo, vive una figura straordinaria: una creatura ibrida, indipendente e sapiente, capace di connettersi alle forze della natura e, al contempo di vivere appieno i sentimenti più autentici e umani. Circe, non la maga temuta e ingannatrice che siamo abituati a immaginare, ma una donna forte, complessa e libera da ogni categoria. Una donna che sfida le convenzioni e rivendica il proprio spazio in un mondo che per secoli ha cercato di ridurla a un archetipo stereotipato: la donna pericolosa seduttrice e ingannatrice. Circe combatte i pregiudizi e la brutalità del nostro mondo, sovverte i luoghi comuni, smonta gli antichi dualismi che ci governano da millenni: uomo/natura, maschile/femminile, invasori/invasi. Diventa modello di donna contemporanea potente e non sacrificale, pienamente padrona di sé stessa capace di scegliere senza compromessi. È l’incarnazione di una consapevolezza che destabilizza e sfida i ruoli imposti da una società che ha sempre temuto e faticato ad accettare l'autonomia femminile e il suo potere. La sua storia è una narrazione poetica e vibrante che riflette le sfide del nostro tempo e celebra il potere della metamorfosi come strumento per forgiare una nuova coscienza del mondo. Un viaggio emozionante verso la scoperta e l'accettazione di sé, una
celebrazione dell'indipendenza femminile e della straordinaria capacità di riscrivere la propria storia.
Note di Regia
di Chiara Salvucci
Lo spettacolo è un atto di resistenza contro stereotipi, pregiudizi e ogni forma di oppressione. E’ un messaggio di emancipazione e un grande rito collettivo, che invita lo spettatore a partecipare ad un percorso condiviso, un momento di respiro comune che richiama l’essenza stessa del teatro: un luogo di incontro e trasformazione. In Circe il tema centrale della metamorfosi diventa metafora della capacità di cambiamento e della scoperta di sé e dell’altro. La scena si apre con un palco interamente coperto da un grande telo, simbolo del pregiudizio: la barriera che oscura la verità e nasconde l'essenza autentica delle cose.
Qui inizialmente vengono proiettate parole che ogni donna, Circe inclusa, ha dovuto sopportare per secoli. Un sipario simbolico che invita lo spettatore a confrontarsi con le convenzioni e le etichette imposte. Quando il telo cade, il punto di vista cambia e ci rivela una Circe diversa da quella sempre immaginata, che con la sua visione inaspettata, profonda e complessa assume il controllo della propria e della nostra narrazione e ci rivela nuove connessioni a verità che erano già lì sotto i nostri occhi. La vera magia, dunque, sarà quella di riuscire a smascherare dogmi e modelli di dominazione consolidati per far emergere una nuova visione del mondo, in cui ogni dualismo possa essere sovvertito per lasciare spazio a una relazione più profonda e ibrida tra gli esseri di ogni genere, razza o specie.